mo' te l'accond, 2024


L’amnesia infantile, termine coniato nei primi anni del Novecento da Sigmund Freud, indica la comune incapacità degli adulti di accedere consapevolmente ai primi ricordi autobiografici. Ancora oggi il fenomeno è oggetto di studio, ma ciò che sappiamo è che, crescendo, la maggior parte dei ricordi dei bambini svanisce. La memoria è influenzata dalle esperienze individuali, dai fattori culturali e dalla narrazione: spesso i ricordi di quell’età non sono autentici, ma indotti dal racconto altrui. La fase critica della dimenticanza ha inizio verso i sei anni e accelera tra i sette e gli otto, quando i ricordi dell’infanzia diminuiscono rapidamente.


mo’ te l’accond, la mia testimonianza della vulnerabilità della memoria, esprime il timore causato dalla transitorietà dei ricordi. Questo tema mi accompagna dal febbraio 2001, quando a mia nonna paterna è stato diagnosticato l’Alzheimer. La mia ricerca artistica cela un fil rouge: il tentativo di controllare il passato per comprendermi pienamente. Questo lavoro è il culmine di quell’indagine, poiché indaga l’amnesia infantile, l’unico territorio che mi lega all’esperienza di mia nonna. La incontro laddove nessuna delle due ha memoria: tra le pagine di questo libro, come una presenza sfuggente e insistente.

Intervenire sulle fotografie della mia infanzia è un atto di protesta contro l’oblio. Sfogliandole nel tempo, ho sviluppato una ritualità, ma solo manipolandole ho potuto davvero vederle. Questo tentativo di ricostruire il mio passato mi ha portata a riscoprire elementi ricorrenti della mia cultura: gli abiti, la tavola imbandita, la fastosità delle cerimonie e le feste di compleanno. Ciò che era personale si è intrecciato alla memoria collettiva, creando uno spazio in cui altri possono riconoscersi e riscoprirsi.



Infantile amnesia, a term coined by Sigmund Freud in the early 20th century, refers to the common inability of adults to consciously access their earliest autobiographical memories. This phenomenon is still the subject of study today, but what we know is that, as we grow, most childhood memories fade away. Memory is shaped by individual experiences, cultural factors, and narration: often, memories from that age are not authentic but rather induced by others’ stories. The critical phase of forgetting begins around the age of six and accelerates between seven and eight, when childhood memories rapidly diminish.


mo’ te l’accond, my testimony to the vulnerability of memory, expresses the fear caused by the transience of recollections. This theme has accompanied me since February 2001, when my paternal grandmother was diagnosed with Alzheimer’s. My artistic research follows a recurring thread: the attempt to control the past in order to fully understand myself. This work represents the culmination of that exploration, as it investigates infantile amnesia—the only territory that connects me to my grandmother’s experience. I meet her where neither of us has memory: between the pages of this book, as a fleeting yet persistent presence.

Intervening in the photographs of my childhood is an act of protest against oblivion. Over time, I developed a ritual of flipping through them, yet only by manipulating them have I truly been able to see them. This attempt to reconstruct my past led me to rediscover recurring elements of my culture: the clothing, the lavishly set table, the opulence of ceremonies, and birthday celebrations. What was once personal has intertwined with collective memory, creating a space where others can recognize and rediscover themselves.